Recensioni false e profili fake: il Consiglio di Stato conferma sanzioni fino a 160.000 euro e il rischio penale

Navigando sui social media o sulle piattaforme di e-commerce, capita sempre piรน spesso di imbattersi in recensioni entusiastiche, video-testimonianze o post confidenziali che lodano un determinato prodotto. Che si tratti di un cosmetico miracoloso, di un integratore dimagrante o di un manuale per la preparazione dei concorsi pubblici, il tono amichevole e la narrazione in prima persona spingono i consumatori a fidarsi.

Tuttavia, quando questi contenuti vengono costruiti ad arte per promuovere un bene senza dichiararne esplicitamente lo scopo commerciale, si entra nel perimetro della pubblicitร  ingannevole e della concorrenza sleale.

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La giurisprudenza amministrativa ha analizzato a fondo questo fenomeno. Con la recente sentenza n. 2871/2026, il Consiglio di Stato ha evidenziato come la pubblicitร  mascherata sia particolarmente insidiosa.

Se un messaggio รจ chiaramente pubblicitario, il consumatore attiva istintivamente un filtro critico. Al contrario, quando la promozione assume le sembianze di un consiglio spontaneo tra pari, le difese psicologiche si abbassano. I giudici hanno sottolineato la scorrettezza di quei venditori che utilizzano registri comunicativi volti a creare una commistione tra l’ambito privato e quello professionale, dissimulando l’intento commerciale.

Un esempio frequente riguarda il settore dell’editoria, dove autori indipendenti (talvolta legati a case editrici fittizie o a ditte individuali nate per sfruttare indebitamente i regimi fiscali agevolati “forfettari”) promuovono guide o manuali spacciandoli per letture disinteressate, omettendo il legame economico con chi vende il libro.

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Ai sensi degli articoli 20 (comma 2) e 22 (comma 2) del D. Lgs. 206/2005 (Codice del Consumo), qualsiasi pratica che renda ambigua o poco chiara la finalitร  commerciale di un contenuto รจ sanzionabile.

Per essere considerato pienamente legittimo, un contenuto promozionale online deve rispettare tre requisiti fondamentali:

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In applicazione di questi principi, il Consiglio di Stato ha confermato una sanzione di 160.000 euro comminata dall’Antitrust (AGCM) a due societร  attive nella vendita online di prodotti per la cura del corpo.

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Oltre alle pesanti sanzioni pecuniarie di natura amministrativa, l’utilizzo di profili falsi (fake) per pubblicare recensioni o commenti comporta gravi conseguenze sotto il profilo penale.

Secondo l’articolo 494 del Codice Penale, creare o utilizzare un account fittizio per trarre in inganno gli utenti sulla propria identitร  integra il reato di sostituzione di persona, una fattispecie delittuosa che prevede la reclusione fino a un anno.

Un principio fondamentale: come ribadito dalla Corte di Cassazione (sentenza n. 1187/2023), il reato si configura per il solo fatto di aver indotto in errore la collettivitร  sulla propria identitร . Non รจ necessario che la vittima subisca un danno economico effettivo: la legge punisce la condotta anche se il fine รจ semplicemente quello di celarsi, di ottenere un vantaggio pubblicitario occulto o di ledere l’altrui reputazione professionale.

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